Quando Weed e Bitcoin non vanno d’accordo

Cannabis e Bitcoin: il futuro è alle porte. Nell’articolo di oggi, cinque storie in cui è inciampato entrando

Il sodalizio tra Cannabis e Bitcoin sembra felice e privo di intoppi, ma in realtà ci sono e ci sono state, come in ogni rapporto che si rispetti, delle decise divergenze. Mettetevi comodi, perché quando Weed e Bitcoin non vanno d’accordo ci sono scintille e fuochi d’artificio.

Un grammo d’erba? 15.000 $.

In questo articolo i ragazzi di Forbes volevano mostrare come un navigante qualunque del Deep Web, senza le opportune precauzioni, potesse, tramite il meccanismo di Blockchain, essere tracciato da chiunque con un minimo di capacità informatiche. Per mostrarlo, Forbes e i suoi, decisero di acquistare un dimostrativo grammo d’erba sul famigerato Black Market Silk Road, alla modica cifra di 0.3 bitcoin. La loro tesi venne dimostrata, ma non è di certo per tale ragione che li stiamo inserendo in questa raccolta. Infatti all’inizio del 2013, anno in cui l’articolo di Forbes in questione è stato scritto, un bitcoin era equivalente a una dozzina di dollari. Mentre con il cambio odierno 0.3 bitcoin è equivalente a 17 mila dollari circa. Un grammo costoso quello acquistato dai ragazzi di Forbes, speriamo che almeno fosse dell’erba buona.

Se hai acquistato, puoi essere beccato

Prima del boom delle cryptovalute, i bitcoin erano il principale, se non unico, metodo di pagamento nella oscura parte dell’Internet che prende il nome di Deep Web. Ovviamente navigarci, così come acquistare, è illegale, e vi consigliamo di non farlo, data la facilità con cui si può essere colti con le mani nella marmellata, anche diversi anni dopo la traversata. Questo articolo ne è una prova. Un utente tedesco di Silk Road, nel 2016 ha ricevuto una multa di 3000 € per aver acquistato cannabis per ben 17 volte. Etti? Chili? Macchè… Gli acquisti dello sfortunato utente variavano dagli 1.5 a 7 grammi. Ma il fatto che crea scalpore è che Silk Road ha chiuso i battenti nel settembre 2013. Sembra che lo sventurato utente, sia stato rintracciato dalle forze dell’ordine, dopo la cattura di uno spacciatore che teneva nota di ogni suo cliente. Può un acquirente, in assenza di pacchi intercettati o possesso di droghe illegali, essere perseguito dalla legge e finire in seri guai? Evidentemente sì.

300 milioni di dollari nella custodia di una canna da pesca. 

Tra il 2011 e il 2012 Clifton Collins comprò 6000 bitcoin usando i soldi guadagnati dalla vendita di marijuana che lui stesso coltivava. Nel 2017 Collins venne arrestato, 5 anni di galera la condanna. Mentre era in carcere, Collins, non era consapevole di quanto di lì a poco, sarebbe successo. Infatti il suo padrone di casa, considerando l’obbligata e non gradita vacanza di cinque anni che Collins avrebbe dovuto scontare, gettò molti dei possessi dello spacciatore nella discarica locale. Fra questi, c’era un’apparentemente innocua custodia di una canna da pesca. Al suo interno, un foglio A4 con i codici dei crypto portafogli per accedere ai 6000 bitcoin acquistati da Collins. Una perdita incredibile, se si pensa che con il cambio odierno 6000 bitcoin sarebbero 300 milioni di dollari.

Prova la stimolante arte culinaria amplificata dai benefici delle erbe

Crypto Sanctum è stato un evento organizzato dal gruppo “The Decentralists” in collaborazione con il cripto project IOVO. “Connettere persone con  giuste opportunità nel rapido spostamento delle cripto valute e nello spazio delle blockchain”, la promessa dell’evento. In effetti la connessione c’è stata, ma non quella che gli invitati si aspettavano. Infatti all’evento i partecipanti consumarono un trimalchionico pranzo, con tanto di sushi e tè. Tutto nella norma, se non fosse per la nota a margine del menù: alcune delle pietanze servite erano “infuse”. Una spiegazione molto vaga, che non è stata subito compresa dagli ospiti, ma vi garantiamo che in un’ora o due l’avrebbero pienamente afferrata. Soltanto alcune voci nel menù segnalavano esplicitamente la presenza di cannabis, le altre erano semplicemente affiancate dalla voce “infusi”. Come si suol dire: fatto sta che fatto sto. Gli invitati, volenti o nolenti, consumarono uno “space lunch” coi fiocchi per poi rimanere stonati lungo tutto l’arco della giornata, senza realizzare nemmeno il perchè. “Un ambiente nel quale intelletto, arte, musica, affari, filosofia e filantropia coesistono. Educheremo le persone sulle cryptovalute e la tecnologia delle blockchain, nel spirito dell’apertura verso il prossimo e dell’unione con gli altri”. Queste le parole degli organizzatori di Crypto Sanctum. Pochi giorni dopo lo space lunch, date le numerose lamentele e minacce di provvedimenti legali, gli organizzatori hanno fatto sparire sia il sito dell’evento incriminato che tutti i materiali video registrati.

Lava Coin.

Sembra il titolo di un episodio di Black Mirror, ma così non è. Lava Coin è il primo ed unico, per ora, strain di cannabis Digitale. Che ci crediate o meno, Jessie Grundy è la prima persona al mondo a vendere cannabis digitale: una varietà di cannabis esistente solo online, autentificata tramite le blockchain. Non si fuma, nemmeno con cartine e filtri digitali. Niente sballo digitale quindi. Come bonus, se acquisti Lava Coin e vivi in Oregon o California, ricevi anche della cannabis, fisica non digitale, coltivata da Grundy in persona. Il prezzo? 61.02 $. Lava Coin, il primo esempio di NFT per l’erba, è un espediente di marketing? Una buffonata dell’era di internet? L’idea vincente di un visionario? Un segno dei tempi che corrono? Ai posteri l’ardua sentenza.

WEED | Pixel Art Maker
Totale
2
Azioni
Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articolo precedente

Cannatech, dalla cima alla criptovaluta

Articolo successivo

Weedly selection #14