Cannatech, dalla cima alla criptovaluta

Grazie alle blockchain, la tecnologia sta rivoluzionando il mercato della cannabis: trasparenza, sicurezza e tracciabilità sono le nuove parole chiave

La cannabis è sicuramente una pianta antica, il cui uso addirittura si rifà a migliaia di anni fa, e che fa parte delle tradizioni di tantissimi paesi, compreso il nostro: ecco perché siamo sempre felici quando troviamo nuovi partner che la coltivano come una volta, nella maniera più biologica e naturale possibile. Ma tutto ciò non ci impedisce di notare che nel mercato della cannabis il futuro è già entrato dalla porta principale, e senza nemmeno bussare. Del resto, il volume di affari di questo mercato solo negli Stati Uniti ha superato nel 2020 i 15 miliardi di dollari, quindi i tempi del fai-da-te sono passati da un pezzo. Dal tracciamento di tutta la filiera di produzione e distribuzione ai meccanismi di anticontraffazione, dai pagamenti digitali alla raccolta dati in ambito sanitario, la strada imboccata dalla nostra pianta preferita porta a una sola direzione: la blockchain. Sentiamo questo termine spesso e volentieri associato alle criptovalute, ma i bitcoin sono solo una delle applicazioni possibili di questa tecnologia. Partiamo dalle basi, da una definizione più semplice possibile: la blockchain è un sistema che permette di distribuire informazioni, ovviamente digitali, senza mai copiarle, in modo che la fonte originale non venga mai compromessa, rendendo quindi sempre possibile mantenere una registrazione chiara di ogni attività. L’utilità di identificare con la blockchain in maniera univoca e tracciabile una moneta virtuale, come succede con le criptovalute, o un’opera d’arte immateriale, quello che avviene con gli NFT, è abbastanza chiara: sono beni di cui non possono esserci infinite copie, se si vuole che mantengano il loro valore. Ma cosa c’entra tutto questo una pianta, e perchè anche una rivista istituzionale come Forbes già nel 2018 parlava di rivoluzione blockchain nel mondo della cannabis?

Blockchain come garanzia di qualità

Quando il passaggio è pressoché diretto dal produttore al consumatore non c’è da temere sulla qualità di un strain o di un hash: succede ad esempio con i partner di Weedly.wtf, che in molti casi coltivano direttamente la cannabis che rivendono e negli altri la acquistano sempre dagli stessi produttori, con cui rivendicano in maniera esplicita e orgogliosa la collaborazione. Ma quando il mercato si fa troppo grande, come è successo negli Stati Uniti e come speriamo accada presto anche in Italia? Basta un solo passaggio attraverso le mani sbagliate, una sola persona che dichiari il falso, per far sì che tutto il sistema perda di credibilità di fronte al pubblico, anche perché purtroppo attestati di qualità o certificazioni (come il marchio bio) per la nostra amata canapa ancora non esistono. Come evitare allora che in qualsiasi momento, dal produttore al rivenditore o da questo all’utente finale, non vengano commesse frodi o truffe, dal dichiarare una varietà per un’altra fino al vendere prodotti non regolamentati e provenienti dal mercato nero? Il mondo della cannabis ha risposto di ingegno, come sempre: se non ti danno una certificazione, createla! E come si crea una certificazione? Con le blockchain, ovvio! Una delle più interessanti e diffuse oltre Oceano è quella della piattaforma Wazabi, sviluppata da DMG Blockchain – di mezzo c’è anche chi ha lavorato al Walmart Food Trust, non proprio gli ultimi arrivati. Gli obiettivi di Wazabi sono chiari: trasparenza e sicurezza in ogni momento della filiera. 

foto di Codie McLachlan

Blockchain per la diffusione della cannabis terapeutica

Delle proprietà mediche della cannabis si occupano in tanti, tantissimi. Qualcuno sostiene addirittura troppi: il rischio è quello di disperdere energie e soprattutto risorse tra molti studi ed esperimenti che in qualche maniera finiscono per sovrapporsi. Ma come scambiare dati e informazioni in un settore, quello della ricerca scientifica e farmacologica, dove la paternità di una scoperta fa tutta la differenza del mondo? Chiaro, con le blockchain. E va proprio in questa direzione l’iniziativa di Citizen Green Platform, un progetto che permette da una parte ai coltivatori di garantire da parte loro il rispetto di tutte le procedure necessarie per fare di una bella e buona strain un prodotto da utilizzare a fini terapeutici, dall’altra consente (anche tramite un app per smartphone dedicata) ai pazienti di scambiare feedback, sia tra utenti finali che nei confronti dei produttori, e trovare nuove varietà – perchè sì, nella piattaforma sono coinvolti anche i rivenditori che possono dar vita a programmi di fidelizzazione e altre iniziative.
Tutti i dati, in maniera ovviamente anonima, sono poi anche messi a disposizione dei legislatori e di tutte le associazioni statali e parastatali (negli USA, per ora) che si occupano di regolamentare il settore, in modo da fornire a chi di dovere statistiche reali e verificate.

Blockchain per i pagamenti

Le transazioni economiche per il mercato della cannabis legale non sono semplici, è un dato di fatto. Del resto, come potrebbe essere altrimenti quando l’azienda numero al mondo per i pagamenti online, Paypal, decide arbitrariamente che con il tuo prodotto non vuole avere nulla a che fare, politica che di solito adatta per terrorismi, armi e giù di lì? Anche in questo caso, chi fa da sé fa per tre (non vale solo per i personal!) ed ecco che l’industria della cannabis ha iniziato a crearsi i propri sistemi di pagamento. E anche in questo caso, è corsa in aiuto la tecnologia blockchain, che offre sicurezza, tracciabilità e costi bassi per quanto riguarda fee e affini – che non guasta mai.
La soluzione più in voga è quella di Alt36, la prima start-up che si è focalizzata espressamente sui pagamenti digitali per la cannabis legale utilizzando tecnologie di proprietà. Qualcuno si è spinto anche oltre un semplice sistema di pagamenti, arrivando a creare direttamente – sempre attraverso blockchain, ovviamente – le proprie criptovalute a tema cannabis, da usare espressamente per le transazioni in questo settore: si va da Potcoin a CannabisCoin, da DopeCoin a Hempcoin fino a Cannacoin.

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